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[INFORMATIVA] IDILLIO, APERTURA ERBORISTERIA
Posto il lavoro fatto da VALUA, per la descrizione dell'Erboristeria, che l'Idillio aprirà all'interno del Castello di Corallo. A breve anche la descrizione dei medicinali in vendita.
L'ERBORISTERIA DI DARCHON
Cenni Storici
Ebbene si, anche i Sacerdoti, il clero dell’una o dell’altra civiltà, molti vertici della Religione, avevano il proprio orticello, magari come uno dei luoghi più importanti, dei vari castelli ospitanti, o delle abbazie, monasteri, cattedrali o semplici chiesette di villaggi improvvisati lungo la via. L’orto, gelosia e scacciapensieri della noia degli Eremiti? Può anche darsi, ma certo è, che nel corso della Storia ha mutato la sua essenza, con quei sacerdotelli che si improvvisavano notte tempo contadini,i quali pian piano, andarono costruendo delle vere e proprie strutture, dove destinare i frutti dei loro terreno, non più alle Tavole apparecchiate ed imbandite dei fedeli, bensì alla stregua e al giogo dell’Esperimento.
Ben Presto,il frutto fu distinto dalla sua stessa foglia, e quest’ultima lor Signori, venne pigiata a forza in scodelle di legno, con arnesi rudimentali, e mischiata ad altre, già lavorate. Nessuno aveva idea di cosa potesse venire fuori, se non quell’odore di Natura, caro a pochi e odiato a molti. Pian piano, il tempo fece da Maestro, ed ecco che le scodelle legnose, divennero ampolle di vetro, ecco con l’aggiunta mera di acqua, quelle foglie straziate divennero liquido. Le cavie umane, sissignore, i primi estratti o miscugli di erbe, quale mezzo avevano gli Uomini? Testarlo sulle fiere, certo, ma chi poteva assicurare lo stesso risultato, su una struttura ancora sconosciuta, come quella dell’Uomo? A fatica, con qualche sacrificio della “gaia”, si iniziarono a scovare,distinguere,annoverare, alcuni estratti base benefici, da altri venefici. Quella strana concezione e strano modo di pensare alla natura, quale fu chiamata Alchimia, si radicò presto nel mondo del Clero, in veri e propri piccoli laboratori, colmi di scaffali e boccette dei più variopinti colori e odori. Venduti alla popolazione? Alcuni li fece sempre vivere nel mito, classificandoli come doni degli Dei, ed i prezzi erano appena raggiunti dai più ricchi e signorotti di Feudi e Possedimenti Terrieri. Fu la Guerra, le continue battaglie e una densità demografica sempre maggiore, a costringere i Governi a ridimensionare il prezzo, e inesorabilmente aumentare l’offerta tra le genti, per non morire, per non subire rivoluzioni, per Vivere. Ecco ancora la Sacralità e l’importanza di quelle strutture, conosciute come Erboristerie,Laboratori, veri e propri covi di speranza, se vogliamo, per le intere popolazioni delle terre conosciute. E così, proprio all’interno del Castello di Corallo di Darchon, l’Idillio del Dio dei Mari, vanta la proprio Erboristeria, vanta di poter specializzarsi ed aiutare la popolazione con miscugli e essenze, pozioni, se vogliamo, forse sfiorando il Regno dell’Alchimia. Nessuno sa, quali ingredienti raggiungono i Laboratori Segreti del Profeta di Darch, ma ciò che ogni gente può ammirare, è il luogo dove giungono i prodotti già ampiamente lavorati, e pronti all’uso.
Descrizione
Descrizione:
Nome: “Il Mago dell’Unguento”
Larghezza: Cinque Metri
Lunghezza: Otto Metri
Altezza tra suolo e soffitto: Quindici Metri
L’Erboristeria di Darchon, non differisce dall’arredamento e dallo stile del Castello di Corallo, vi si accede dal pian Terreno,tramite un uscio di legno bruno, rinforzato di ferro nero lungo lo stipite e i battenti, alla Destra del Monumento al Dio Darch,posto al centro della Gran Sala. Basta fare un passo al suo interno, per notare ai propri piedi un tappeto rossastro,con ai lati due file parallele di Scaffali di legno pregiato, colmi di colori e etichette varie,rappresentati i primi dalle innumerevoli boccette,pozioni,ampolle,le secondo, da minute scartoffie sotto ogni prodotto,con su scritto il Nome dell’Estratto, e il prezzo. Al visitatore, basterà tornare con lo sguardo avanti a sé, per notare un Bancone, con sopra attrezzi di lavoro e alcune pianticelle, mere decorazioni, con il Responsabile di turno dietro di esso. Anche il Bancone è in legno Brunito, mentre le pareti riprendono come detto, la struttura del castello, caratterizzate dai classici mattoni grigiastri, così come le pareti alle spalle delle varie boccette, ed il soffitto, abbellito solo da travi in legno e rinforzi, ben “intrecciate”tra di loro.
Il documento sarà presente anche nella Biblioteca di Darchon.
Posto il lavoro fatto da VALUA, per la descrizione dell'Erboristeria, che l'Idillio aprirà all'interno del Castello di Corallo. A breve anche la descrizione dei medicinali in vendita.
L'ERBORISTERIA DI DARCHON
Cenni Storici
Ebbene si, anche i Sacerdoti, il clero dell’una o dell’altra civiltà, molti vertici della Religione, avevano il proprio orticello, magari come uno dei luoghi più importanti, dei vari castelli ospitanti, o delle abbazie, monasteri, cattedrali o semplici chiesette di villaggi improvvisati lungo la via. L’orto, gelosia e scacciapensieri della noia degli Eremiti? Può anche darsi, ma certo è, che nel corso della Storia ha mutato la sua essenza, con quei sacerdotelli che si improvvisavano notte tempo contadini,i quali pian piano, andarono costruendo delle vere e proprie strutture, dove destinare i frutti dei loro terreno, non più alle Tavole apparecchiate ed imbandite dei fedeli, bensì alla stregua e al giogo dell’Esperimento.
Ben Presto,il frutto fu distinto dalla sua stessa foglia, e quest’ultima lor Signori, venne pigiata a forza in scodelle di legno, con arnesi rudimentali, e mischiata ad altre, già lavorate. Nessuno aveva idea di cosa potesse venire fuori, se non quell’odore di Natura, caro a pochi e odiato a molti. Pian piano, il tempo fece da Maestro, ed ecco che le scodelle legnose, divennero ampolle di vetro, ecco con l’aggiunta mera di acqua, quelle foglie straziate divennero liquido. Le cavie umane, sissignore, i primi estratti o miscugli di erbe, quale mezzo avevano gli Uomini? Testarlo sulle fiere, certo, ma chi poteva assicurare lo stesso risultato, su una struttura ancora sconosciuta, come quella dell’Uomo? A fatica, con qualche sacrificio della “gaia”, si iniziarono a scovare,distinguere,annoverare, alcuni estratti base benefici, da altri venefici. Quella strana concezione e strano modo di pensare alla natura, quale fu chiamata Alchimia, si radicò presto nel mondo del Clero, in veri e propri piccoli laboratori, colmi di scaffali e boccette dei più variopinti colori e odori. Venduti alla popolazione? Alcuni li fece sempre vivere nel mito, classificandoli come doni degli Dei, ed i prezzi erano appena raggiunti dai più ricchi e signorotti di Feudi e Possedimenti Terrieri. Fu la Guerra, le continue battaglie e una densità demografica sempre maggiore, a costringere i Governi a ridimensionare il prezzo, e inesorabilmente aumentare l’offerta tra le genti, per non morire, per non subire rivoluzioni, per Vivere. Ecco ancora la Sacralità e l’importanza di quelle strutture, conosciute come Erboristerie,Laboratori, veri e propri covi di speranza, se vogliamo, per le intere popolazioni delle terre conosciute. E così, proprio all’interno del Castello di Corallo di Darchon, l’Idillio del Dio dei Mari, vanta la proprio Erboristeria, vanta di poter specializzarsi ed aiutare la popolazione con miscugli e essenze, pozioni, se vogliamo, forse sfiorando il Regno dell’Alchimia. Nessuno sa, quali ingredienti raggiungono i Laboratori Segreti del Profeta di Darch, ma ciò che ogni gente può ammirare, è il luogo dove giungono i prodotti già ampiamente lavorati, e pronti all’uso.
Descrizione
Descrizione:
Nome: “Il Mago dell’Unguento”
Larghezza: Cinque Metri
Lunghezza: Otto Metri
Altezza tra suolo e soffitto: Quindici Metri
L’Erboristeria di Darchon, non differisce dall’arredamento e dallo stile del Castello di Corallo, vi si accede dal pian Terreno,tramite un uscio di legno bruno, rinforzato di ferro nero lungo lo stipite e i battenti, alla Destra del Monumento al Dio Darch,posto al centro della Gran Sala. Basta fare un passo al suo interno, per notare ai propri piedi un tappeto rossastro,con ai lati due file parallele di Scaffali di legno pregiato, colmi di colori e etichette varie,rappresentati i primi dalle innumerevoli boccette,pozioni,ampolle,le secondo, da minute scartoffie sotto ogni prodotto,con su scritto il Nome dell’Estratto, e il prezzo. Al visitatore, basterà tornare con lo sguardo avanti a sé, per notare un Bancone, con sopra attrezzi di lavoro e alcune pianticelle, mere decorazioni, con il Responsabile di turno dietro di esso. Anche il Bancone è in legno Brunito, mentre le pareti riprendono come detto, la struttura del castello, caratterizzate dai classici mattoni grigiastri, così come le pareti alle spalle delle varie boccette, ed il soffitto, abbellito solo da travi in legno e rinforzi, ben “intrecciate”tra di loro.
Il documento sarà presente anche nella Biblioteca di Darchon.
AMMINISTRAZIONE: Cambio ai Vertici
Comunichiamo alcuni mutamenti nella gestione dell'Isola.
Un saluto a Morrowind che lascia il posto di Amministratore, ed un ringraziamento a lui per tutto il lavoro svolto fin'ora.
Un benvenuto a Nerevar come nuovo Amministratore Organizzativo, ed a Siremar come nuovo Amministratore di Programmazione.
Ad entrambi un augurio di buon lavoro, ed un ringraziamento per la dedizione incondizionata, sempre dimostrata per il sito.
Comunichiamo alcuni mutamenti nella gestione dell'Isola.
Un saluto a Morrowind che lascia il posto di Amministratore, ed un ringraziamento a lui per tutto il lavoro svolto fin'ora.
Un benvenuto a Nerevar come nuovo Amministratore Organizzativo, ed a Siremar come nuovo Amministratore di Programmazione.
Ad entrambi un augurio di buon lavoro, ed un ringraziamento per la dedizione incondizionata, sempre dimostrata per il sito.
PRECISAZIONI
Innanzitutto ragazzi non tempestatemi di missive..
andate calmi se non vi risp, ultimamente ho un tot di impegni.. cmq le spade del vento e la spada del sole non sono in vendita.
Per FORGIARE le armi stò semplicemente aspettando che qualcuno mi ostruisca la fucina, quindi se volete armi al + presto, aiutatemi a costrurla, e mandatevi una missiva per quello, non è detto che vi paghi in soldi, posso anche darvi armi.
Un post che dice questo c'è ma risale a un mese fà o più..(anzi di +)
Cmq vi chiedo scusa se gioco poco però quando avrò la fucina me impgnerò de +..
una domANDA ai gestori:
posso costruire io la fucina insieme a un mio ipotetico e futuro socio?
Ovviamente ci vorrà un pò..
GRAZIE 1000
Innanzitutto ragazzi non tempestatemi di missive..
andate calmi se non vi risp, ultimamente ho un tot di impegni.. cmq le spade del vento e la spada del sole non sono in vendita.
Per FORGIARE le armi stò semplicemente aspettando che qualcuno mi ostruisca la fucina, quindi se volete armi al + presto, aiutatemi a costrurla, e mandatevi una missiva per quello, non è detto che vi paghi in soldi, posso anche darvi armi.
Un post che dice questo c'è ma risale a un mese fà o più..(anzi di +)
Cmq vi chiedo scusa se gioco poco però quando avrò la fucina me impgnerò de +..
una domANDA ai gestori:
posso costruire io la fucina insieme a un mio ipotetico e futuro socio?
Ovviamente ci vorrà un pò..
GRAZIE 1000
[Informativa] Il Clan dell'Aquila Nera, la Genesi.
Il nostro passato non è storia, è leggenda.
Abbiamo collegato il Clan ai Wachìpi, stilando dunque quella che è la genesi della nostra gilda.
Storia di un Guerriero Wachipi
Quante urla, quanti canti, quanti balli la leggenda narra. Fu un tripudio tra le tribù Wachìpi quando Cavallo-Scalciante tornò vittorioso. Tra le mani non aveva lo scalpo del nemico Testa-Pelata, impossibile avercelo, ma possedeva il capo dello stesso nemico che manteneva per l’orecchio destro.
Si dice che Cavallo-Scalciante, non si fermò subito a gioire con i fratelli, bensì raggiunse assieme al fratello Aquila-Nera, formidabile guerriero anch’egli, la propria baita al centro del villaggio. E non uscì da lì se non dopo ore ed ore di colloquio, di cui nessuno sa nulla.
Dopo una lunga attesa dunque si palesò alla folla Wachìpi che lo acclamava: innumerevoli uomini, donne e bambini, tutte le tribù si erano mobilitate per festeggiare la vittoria. E fu una notte di balli ai piedi dell’Albero Sacro, stretti in cerchio attorno al Grande Falò.
Si racconta che, nonostante l’entusiasmo di tutti fosse alle stelle, Cavallo-Scalciante non apparve mai felice e sorridente, bensì rimase silente a fumare l’Erba della visione lanciando occhiate alla sua baita nella quale lo aspettava probabilmente il fratello Aquila-Nera, il quale non uscì proprio quella notte. Ed era quasi l’alba quando nella frenesia di quegli attimi felici si radunarono tutti i più saggi Sciamani, per capire il perché Cavallo-Scalciante assumeva un comportamento così strano, un comportamento che non gli apparteneva nel giorno della festa, della sua festa.
Ma non fecero in tempo a cercare una visione con la Sacra pipa, che le urla gioviali divennero pianti di dolore e strepiti di paura: improvvisamente il nobile condottiero Cavallo-Scalciante lasciò andare la pipa dalle sue mani e spirò con gli occhi fissi nel falò che ardeva davanti a sè. E quando sorse il sole un mito tramontò.
Fu allora che, mentre il corpo dell’eroe fu adagiato su un altare di legno e riceveva gli omaggi della folla, gli sciamani azzardavano le più disparate ipotesi che vedevano un unico colpevole della morte di Cavallo-Scalciante: Aquila-Nera. Era bastata qualche ora di colloquio con il fratello prima della morte perché tutti lo vedessero come un assassino, un traditore. Gli Spiriti invocati dagli sciamani non davano indizi, nessuno fu in grado di avere una visione, ma comunque tutti premevano affinchè Aquila-Nera fosse catturato e poi ucciso.
Proprio lui, uno dei più abili guerrieri che innumerevoli spedizioni condusse ai piedi dei monti Huak’Andù facendo stragi di nemici, proprio lui che non tornava mai a mani vuote da una battuta di caccia. Carismatico e austero, si concedeva raramente attimi di giovialità con i suoi inseparabili compagni di guerra e caccia, cordiale con tutti non aveva mai avuto un dissapore con nessun fratello.
Eppure tutti lo cercavano, ma nessuno lo trovò. Fino a che una notte, dopo un mese di scomparsa, apparve in groppa ad una strana bestia: un cavallo nero poderoso, diverso da quelli che i Wachìpi addestrano. Ebbe il coraggio di fare il giro del villaggio al galoppo, tutti lo videro, rimasero stupiti dapprima, ma poi corsero alle armi. Non ci fu uno tra gli infallibili cecchini che riuscì a colpire Aquila-Nera o il cavallo, questi, evitando mille frecce, scomparvero nella notte.
Pochi tra i Wachìpi capirono cosa realmente era successo e quei pochi, quella stessa sera, ebbero una visione. Sparuti gruppi tra uomini, donne e bambini scapparono dal proprio villaggio, verso le coste orientali. Lì trovarono Aquila-Nera e gli sorrisero, costruirono una zattera e si misero in viaggio verso altre terre mentre da riva il cavallo nero per salutare si agitava nitriva e…Scalciava.
Fu proprio quest’Isola le cui rive quella zattera toccò dopo un viaggio spossante, al quale non tutti sopravvivessero. Si spinsero nell’entroterra, cercando e trovando un habitat che assomigliasse alle grandi foreste dell’ovest, e lo trovarono a Revaden. Nel bel mezzo della Foresta degli Eletti, ai piedi di un albero secolare si stanziò il manipolo di uomini Wachìpi, guidati dall’impavido Aquila-Nera. Ma questo è solo l’inizio di una storia infinita…
Il nostro passato non è storia, è leggenda.
Abbiamo collegato il Clan ai Wachìpi, stilando dunque quella che è la genesi della nostra gilda.
Storia di un Guerriero Wachipi
Quante urla, quanti canti, quanti balli la leggenda narra. Fu un tripudio tra le tribù Wachìpi quando Cavallo-Scalciante tornò vittorioso. Tra le mani non aveva lo scalpo del nemico Testa-Pelata, impossibile avercelo, ma possedeva il capo dello stesso nemico che manteneva per l’orecchio destro.
Si dice che Cavallo-Scalciante, non si fermò subito a gioire con i fratelli, bensì raggiunse assieme al fratello Aquila-Nera, formidabile guerriero anch’egli, la propria baita al centro del villaggio. E non uscì da lì se non dopo ore ed ore di colloquio, di cui nessuno sa nulla.
Dopo una lunga attesa dunque si palesò alla folla Wachìpi che lo acclamava: innumerevoli uomini, donne e bambini, tutte le tribù si erano mobilitate per festeggiare la vittoria. E fu una notte di balli ai piedi dell’Albero Sacro, stretti in cerchio attorno al Grande Falò.
Si racconta che, nonostante l’entusiasmo di tutti fosse alle stelle, Cavallo-Scalciante non apparve mai felice e sorridente, bensì rimase silente a fumare l’Erba della visione lanciando occhiate alla sua baita nella quale lo aspettava probabilmente il fratello Aquila-Nera, il quale non uscì proprio quella notte. Ed era quasi l’alba quando nella frenesia di quegli attimi felici si radunarono tutti i più saggi Sciamani, per capire il perché Cavallo-Scalciante assumeva un comportamento così strano, un comportamento che non gli apparteneva nel giorno della festa, della sua festa.
Ma non fecero in tempo a cercare una visione con la Sacra pipa, che le urla gioviali divennero pianti di dolore e strepiti di paura: improvvisamente il nobile condottiero Cavallo-Scalciante lasciò andare la pipa dalle sue mani e spirò con gli occhi fissi nel falò che ardeva davanti a sè. E quando sorse il sole un mito tramontò.
Fu allora che, mentre il corpo dell’eroe fu adagiato su un altare di legno e riceveva gli omaggi della folla, gli sciamani azzardavano le più disparate ipotesi che vedevano un unico colpevole della morte di Cavallo-Scalciante: Aquila-Nera. Era bastata qualche ora di colloquio con il fratello prima della morte perché tutti lo vedessero come un assassino, un traditore. Gli Spiriti invocati dagli sciamani non davano indizi, nessuno fu in grado di avere una visione, ma comunque tutti premevano affinchè Aquila-Nera fosse catturato e poi ucciso.
Proprio lui, uno dei più abili guerrieri che innumerevoli spedizioni condusse ai piedi dei monti Huak’Andù facendo stragi di nemici, proprio lui che non tornava mai a mani vuote da una battuta di caccia. Carismatico e austero, si concedeva raramente attimi di giovialità con i suoi inseparabili compagni di guerra e caccia, cordiale con tutti non aveva mai avuto un dissapore con nessun fratello.
Eppure tutti lo cercavano, ma nessuno lo trovò. Fino a che una notte, dopo un mese di scomparsa, apparve in groppa ad una strana bestia: un cavallo nero poderoso, diverso da quelli che i Wachìpi addestrano. Ebbe il coraggio di fare il giro del villaggio al galoppo, tutti lo videro, rimasero stupiti dapprima, ma poi corsero alle armi. Non ci fu uno tra gli infallibili cecchini che riuscì a colpire Aquila-Nera o il cavallo, questi, evitando mille frecce, scomparvero nella notte.
Pochi tra i Wachìpi capirono cosa realmente era successo e quei pochi, quella stessa sera, ebbero una visione. Sparuti gruppi tra uomini, donne e bambini scapparono dal proprio villaggio, verso le coste orientali. Lì trovarono Aquila-Nera e gli sorrisero, costruirono una zattera e si misero in viaggio verso altre terre mentre da riva il cavallo nero per salutare si agitava nitriva e…Scalciava.
Fu proprio quest’Isola le cui rive quella zattera toccò dopo un viaggio spossante, al quale non tutti sopravvivessero. Si spinsero nell’entroterra, cercando e trovando un habitat che assomigliasse alle grandi foreste dell’ovest, e lo trovarono a Revaden. Nel bel mezzo della Foresta degli Eletti, ai piedi di un albero secolare si stanziò il manipolo di uomini Wachìpi, guidati dall’impavido Aquila-Nera. Ma questo è solo l’inizio di una storia infinita…


