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Profilo del PG Sophos
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Sophos |
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Era notte, quella sottile falce di luna illuminava appena le vie di quel mucchio di case dalla povertà esagerata.
*Mi ricordo solo quel giorno, non sù il motivo, la mia vita ha come una voragine intensa, come se qualcuno avesse deciso di mangiarsi all'improvviso la mia memoria* Una sottile pioggia estiva cadeva in quelle strade buie e deserte. In una di quellle case, si sentivano strane urla *erano le mie, non mi ricordavo il motivo, ma stavo urlando, era un sentimento fuso tra rabbia, paura ed eccitazione e non riuscivo a contenerlo, come un enorme onda che ti trasporta e tu non puoi far altro che lasciarti trasportare, poichè non hai nessun appiglio* Un uomo sui quaranta, guardava stranito e nervoso il ragazzo, come se non comprendesse ma si stesse innervosendo nel fare d'ei. *Battevo i piedi e le mie mani afferravano i miei capelli, come se volessero strapparli, sentivo dentro di me come se qualcosa bruciasse, e una voce, che mi diceva di uccidere, di uccidere tutto quello che trovavo d'innanzi a me* L'uomo, perse la pazienza, e afferrù per la maglia quel ragazzino, e gli diede uno schiaffo, come se volesse destarlo da un brutto sogno, urlava ora anche ei, chiedendo di carmarsi. *non lo vedevo bene, quello mi sembrava mio padre, si era lui, ma quelle lacrime che solcavano il mio viso mi davano un immagine sfuocata, quella voce ancora dentro di me che palpitava sempre piu' forte, sempre piu' forte "uccidi, uccidi"* Il ragazzo, gridava e aumentava i suoi scatti frenetici, come se fosse posseduto da qualcosa, piangeva e piangeva, ma era un pianto di fastidio, come se stesse piangendo dal dolore. *ad un tratto mi parve che quella voce ormai controllasse tutto il mio corpo, e ad una spinta di mio padre, cozzai contro il tavolo e poggiai forse casualmente, la mano su un coltello da cucina, mi sentivo come al sicuro a stingerlo, e quelle grida di dolore si trasformavano in risate di gusto al vedere quell'uomo, mio padre, cominciare a tremare di paura.* L'uomo si avvicinù al giovine, e con un sorriso, di chi non capisce cosa succede, fa spallucce, preoccupato e allo stesso tempo, cominciava ad impaurirsi. *Mi sentivo bene ora, avevo voglia di fare qualcosa, ma all'inizio non capii che cosa volessi veramente, quando compresi che la mia mano tremava, quella che teneva il coltello, ma non per paura, o per rabbia, per l'eccitazione dell'istante, volevo vedere quell'uomo morto, non lo riconobbi forse in quell'istante, ma volevo infilare quel coltello tra le sue carni, ora lo volevo ad ogni costo* L'uomo si spinse come a placare il figlio, vedendo quello sguardo su di lui, tanto perverso e gelido, e come se volesse tranquillizzarlo, provù a mettergli le mani sulle spalle, piangendo preoccupato *Io sorrisi, come a volerlo rassicurare, ma era solo una bugia, quella voglia opprimente di uccidere non si placava* L'uomo, con uno sbuffo di sollievo, lascio andare il giovane, intimandogli di mettere apposto il coltello, ma fu un istante in cui ei abbassù la guardia, che quel ragazzino di appena quattordici anni, spinse con una strana violenza il coltello allo stomaco del padre, fulmineo. *finalmente, sentivo il fuoco scorrermi nelle vene, come se fossi trafitto da mille aghi nel mio corpo e questo mi piaceva, vidi quell'uomo, non comprendere all'inizio cosa fosse successo, e quello sguardo poi, che scendeva sempre piu' in basso, impaurito* L'uomo comprese, e per un attimo anche ei preso dall'ira, diede una manata al figlio, piu' forte che poteva, ma sforzo inutile, per il fatto che quel movimento, ebbe causato la perdita di piu' sangue. * a quel colpo che per qualche attimo mi stordù sfilai quell'arma dallo stomaco di mio padre, e preso come da un attacco d'ira, presi il coltello a mo di pugnale, e cominciai a trafiggere piu' e piu' volte quell'uomo inerme, e mentre cadeva a terra, lentamente, la mia mano non finiva di ritornare a violare quel corpo, come se si stesse muovendo da sola, ed io che sorridevo come attratto da tutto quel sangue...che bello il sangue, ha quel colore magnifico che un pù ti fa paura ed un pù ti affascina, ma in quel momento mi innervosiva e basta, e cosù continuavo quel moto assurdo* L'uomo fu travolto da quell numero insostenibile di pugnalate, mentre il ragazzo, lacerava quel corpo senza mai fermarsi, come una furia in preda ad un attacco di follia. *Credo di aver passato 10 minuti continuando a infrangere quel corpo, ma piu' continuavo a distruggere anche le forme di quell'uomo, piu' mi rendevo conto di quello che facevo, la mia mano rallentava e le mie lacrime crescevano, sapevo cosa avevo fatto, ma non riuscivo a spiegarmi il motivo, di questa follia improvvisa, assurda, era la rabbia? ogni volta che mi arrabbiavo capitavano sempre cose brutte, e mia madre mi sgridava, ma questa volta, era troppo, era troppo per me, per tutti, era insostenibile per il mio cuore* Il sangue andava a propagarsi per quel pavimento, sangue di quell'uomo vittima della follia di un ragazzino. *Mi addormentai sul corpo di mio padre, non so come feci, ma mi addormentai, mia madre tornù a casa, e vide quell'orribile scena, e il suo urlo mi svegliù, avevo ancora il coltello in mano* La madre del ragazzo alternava velocemente, incredula lo sguardo tra la mano col coltello ,di Sophos e il corpo dell'uomo steso a terra, lacerato dalle innumerevoli coltellate. * mi alzai in piedi, e lasciai il coltello, non riuscù a sostenere lo sguardo di mia madre che comunque non riusciva a non volere bene a me, suo figlio, io ero ammalato, ma comunque mi voleva bene, e non potevo sopportare tutto questo, mio padre e lei, volevo pagare per quello che avevo commesso e con uno scatto, riuscii a scappare di casa, non mi feci piu' vedere.* La notte imperversava, e quella pioggerella era diventata un insolito diluvio, in quel periodo dell'anno. Il ragazzo corse e corse, senza mai addormentarsi o stancarsi, quella rabbia per se stesso, quel suo odio per il suo ego alimentava quei passi che lo portarono ad un villaggio, il giorno dopo, di mattina presto. Li venne accolto da un anziano e visse per altri 5 lunghi anni, sempre con questo tormento, poi dopo la morte del vecchio, ei decise di partire, entrando di nascosto su un veliero che portava ad un isola. * che bello il mare, mi faceva stare provvisoriamente lontano da questo tormento, che gelava ogni volta il mio cuore, quelle immagini, tutti morivano accanto a me, e decisi da quel giorno di non stare piu' accanto a nessuno, perchè non volevo affezionarmi e vederlo decedere nuovamente davanti ai miei occhi...non volevo. Piano piano, riuscii a fuggire, e magro e distrutto arrivai quà, in quest'isola...* » Indietro « |
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