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Profilo del PG Shafyra
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Shafyra |
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Molti anni fa in un paese molto affollato di gente vivevano al centro della città, in una villa maestosa, una famiglia aristocratica composta solo da moglie e marito, oltre a un centinaio di servitori che giravano per la villa.
Il padrone di casa era un uomo maturo, quasi anziano, che aveva ancora qualche ciocca dei capelli rossa tra tutte le ciocche bianche che iniziavano a tingersi sul di lui capo. La moglie era della stessa età del marito, forse leggermente più giovane ed aveva ancora dei folti capelli neri che erano sempre legati in un crocchio in cima alla testa. Un giorno una povera contadina, fuggita dalla sua casa per il poco cibo che vi era, bussù alla porta della villa in cerca di lavoro. Era una donna bellissima, si chiamava Shafyra De Foret, non aveva ancora venticinque anni e quando sorrideva tutto intorno a lei si illuminava di una luce quasi incantata. La donna aveva gli occhi blu scuri, gli occhi più intensi e profondi che si erano mai visti ed i capelli, anche se sporchi per le sue umili origini erano di un giallo dorato che risplendeva dei riflessi del sole. Subito il padrone di casa si innamorù di quella bella fanciulla, del suo aspetto dolce e solare e di quella gentilezza ceh ispirava solo guardandola in volto, invitandola a prendere servizio in casa come serva. La moglie gli aveva più volte detto che non servivano più servitori in casa, ma l'uomo alla fine riuscù a convincere la moglie a tenere la bellissima contadina con loro. La giovane donna era felice di quel suo nuovo lavoro, ma presto il suo sorriso si spense e i suoi capelli, anche se venivano lavati tutti i giorni, avevano perso di brillantezza, lei stessa aveva perso la voglia di vivere. Infatti quasi ogni sera il padrone di casa approfittava di lei minacciandola di prigionia e di morte se avesse parlato con qualcuno. Un giorno la giovane donna triste svenne mentre lavorava in cucina e nella Villa chiamarono un cerusico per farla visitare. Solo il padrone di casa potè assistere alla visita e solo lui seppe quello che il medico scoprù. La donna aspettava un figlio da lui. Non poteva lasciarla in giro per casa, tutti si sarebbero accorti del pancione che cresceva, non poteva dire che era di altri, nessuno mai si avvicinava a lei per suo specifico ordine, non poteva ucciderla perchè, si era meschino, ma anche troppo codardo per quel gesto. Allora decise di segregarla in una stanza e dire a tutti che era malata, tranne ad un'anziana serva che aveva il compito di portarle il cibo. Una freddissima notte d'Inverno, la giovane serva mise al mondo una bambina che aveva i suoi stessi occhi, blu come il mare più profondo. I pochi capelli che si affacciavano sulla testa erano rossi, come quelli del padre. Purtroppo il parto era stato più complicato del previsto, ma il dottore non giunse in tempo. La giovane donna riuscù a tenere stretta a lei la piccolina solo poco tempo ma poi perù. Il padre della neonata, che aveva assistito al tutto, prese la bambina in braccio e si avvicinù ad una bacinella piena d'acqua. Aveva deciso. L'avrebbe uccisa. Ma l'uomo aveva tanto desiderato nella sua vita un erede, che la moglie non era mai riuscita a donargli, che, mentre immergeva la piccola nell'acqua, nel vedere quei due occhietti che lo fissavano, gli stessi occhi della donna che aveva amato e che ora era morta, non ebbe di nuovo il coreggio per un atto cosù meschino. Decise che la piccola si chiamasse come la madre ma che vivesse segregata nella biblioteca della Villa cossicchè nessuno mai sapesse della sua esistenza, tranne la serva ed il dottore. La piccola Shafyra cresceva imparando a camminare leggere e scrivere assieme alla serva che era la sua unica conoscenza. Il padre aveva deciso di non volerla mai a trovare per non scoprirsi poi affezionato a lei, e la cancellù dalla sua vita. In quegli anni di solitudine la piccola imparù molte cose da tutti i libri che erano nella biblioteca; dalle armi, alla cucina, alla caccia, all'amore, ma mai nulla aveva potuto sperimentare sempre chiusa in quelle mura vecchie e buie. Non ebbe mai amici, cosù un giorno iniziù a parlare verso il muro, quando la serva non era con lei. Si sentù meno sola e più al sicuro, cosù il suo nuovo amico invisibile agli occhi di tutti la raggiunge e non se ne andù mai più. Il suo Dwaight. Nell'anno in cui Shafyra compù venti anni il padre e la moglie morirono in un agguato di banditi. La serva fece uscire la ragazza dalla biblioteca, le diede dei soldi e la mandù via durante la notte, cosù che nessuno mai potesse venire a sapere di lei. Shafyra camminù fino ad arrivare ad un molo, nel quale vi erano decine di barche ormeggiate. Scelse una nave che le ricordava il vascello delle avventure del protagonista di uno dei libri che amava leggere e sbarcù sull'Isola. » Indietro « |
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