Il Cavaliere: "Disponibili a cambiamenti ma i tempi siano brevi"
La replica del premier ai deputati: «Il risanamento c'è stato, ora giù le tasse». E sulla crisi: «Non ho mai voluto solo galleggiare»
Il voto: 342 sì, 253 no, 2 astenuti. I cartelli di An: "Rossi e Turigliatto liberi".
ROMA - Giorgio Napolitano lo aveva detto chiaramente che il rinvio di Prodi alle Camere dipendeva in buona parte dalla necessita' di approvare una nuova legge elettorale. E il dibattito alla Camera sulla fiducia ha dimostrato che il capo dello Stato non si sbagliava. E' stata infatti la legge elettorale a tenere banco in una discussione animata, a tratti accesa, forse influenzata dalla diretta televisiva che infiamma gli animi degli oratori e li fa spesso andare sopra le righe.
Romano Prodi, che ha conquistato la definitiva fiducia con tranquillita' (342 a 253), ha dato il via alla discussione con il suo appello a cambiare la legge nelle aule parlamentari. All'offerta di Prodi ha risposto positivamente Silvio Berlusconi, che ha confermato la disponibilita' al dialogo a condizione, ha precisato, che ''non sia un espediente dilatorio'' e che la discussione si concluda ''in tempi rapidi e definiti''. Ma certo Berlusconi non aveva nessun ramoscello d'ulivo in mano: il Cavaliere non ha fatto sconti alla maggioranza e al governo, definiti ''un condominio rissoso''.
Un via libera al dialogo e' arrivato anche da An. Nel suo intervento in aula Gianfranco Fini ha assicurato che Alleanza Nazionale non si tirera' indietro: ''Siamo disponibili a fare la nostra parte''. Fini ha fissato pero' una scadenza precisa: ''Un anno, e non di piu' ''. In mancanza di una decisione, ha aggiunto, i problemi potrebbero essere risolti direttamente con il referendum. L'idea del referendum, che farebbe virare il sistema italiano in una sorta di maggioritario al quadrato, e' vista come il fumo negli occhi da Lega Nord e Udc, che infatti sono stati i partiti dell'opposizione che hanno raccolto con piu' entusiasmo il segnale di Prodi. Casini ha rilanciato il sistema tedesco, il piu' proporzionalista dei sistemi europei e che, a suo giudizio, potrebbe portare a ''un miglioramento per il sistema politico italiano''. Casini ha spazzato il campo dalle interpretazioni maliziose e ha assicurato che l'Udc non rendera' piu' facile la vita a Prodi: ''Noi rimarremo fedeli fino al termine della legislatura nel contrastare questo governo''.
Un'apertura e' venuta anche dalla Lega Nord, alla quale Prodi ha offerto di fumare insieme il calumet del federalismo fiscale. ''Voteremo contro la fiducia, ma vogliamo sfidare il governo sul terreno delle riforme'', ha detto il capogruppo Roberto Maroni, che ha speso parole di elogio sul lavoro che sta compiendo il ministro Chiti, l'uomo cui Prodi ha affidato il dossier legge elettorale. La speranza del Carroccio, ha sottolineato, e' che ''alle parole seguano i fatti''. D'accordo con il modello tedesco Rifondazione Comunista. Franco Giordano ha chiesto che venga salvaguardata ''la pluralita' della rappresentanza'', esprimendo una preoccupazione comune a tutti i partiti piu' piccoli. Mentre il leader del Pdci Diliberto ha svolto un ragionamento tutto interno alla sua coalizione, con un appello ad una maggiore unita' della sinistra per ''inaugurare una stagione nuova''.
E' seguita la stretta di mano e il fitto colloquio con Bertinotti: forse il governo Prodi e' riuscito nel miracolo di portato ad un disgelo tra i due partiti ''fratelli-coltelli'' della sinistra. Ma il clima e' diventato infuocato quando ha preso la parola Piero Fassino. Il segretario dei Ds ha mantenuto l'apertura di Prodi sulla legge elettorale, ma l'ha condita con un attacco a testa bassa contro Berlusconi: ''Buona parte della sua coalizione - ha quasi gridato rivolgendosi al Cavaliere - diffida della sua leadership. Puo' darsi che lei creda di parlare a nome del popolo delle liberta', ma i suoi partner non la riconoscono come condottiero di quel popolo''. Boati e bagarre in aula: Bertinotti ha avuto problemi a riportare la calma in aula. Al termine del dibattito, comunque, Prodi ha potuto commentare soddisfatto: ''Sono prudente, ma mi sembra che dall'opposizione non ci sia stato un rifiuto''. Bertinotti si e' detto convinto che, ''con la conclusione della crisi, si iscrive formalmente all'ordine del giorno dell'agenda politica del paese la riforma della legge elettorale''.
2 marzo 2007
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