ROMA - Giorgio Napolitano è il nuovo Capo dello Stato, l'undicesimo
nella storia della Repubblica italiana. Succede a Carlo Azeglio Ciampi,
eletto nel 1999 e giunto al termine del suo settennato. Il voto decisivo è arrivato
alla quarta votazione, dopo due giorni spesi in ipotesi di trattativa
tra la maggioranza dell'Unione e l'opposizione. Pochi minuti prima
delle 13 un lungo applauso di tutti i grandi elettori ha segnato il
momento decisivo, quello del superamento della soglia di voti richiesta.
Il voto al quarto scrutinio, con maggioranza assoluta (dopo i tre con
maggioranza qualificata dei due terzi), poneva la soglia a 505 voti
e Napolitano l'ha superata, raggiungendo quota 543.
IL RINGRAZIAMENTO - «Un grazie a tutti voi»: sono state queste le prime parole del nuovo capo dello Stato, pronunciate a Palazzo Giustiniani dove il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, gli ha letto il verbale di proclamazione. Bertinotti era affiancato dal presidente del Senato, Franco Marini. «Le porgo il saluto deferente di tutto il parlamento- ha detto Bertinotti- con l'augurio di buon lavoro nell'interesse del paese e delle sue istituzioni». Il giuramento del nuovo Capo dello Stato è previsto per lunedì prossimo alle 17. Due ore prima, alle 15, Carlo Azeglio Ciampi formalizzerà le sue dimissioni.
Undicesimo presidente della Repubblica Il «Re Umberto» del Pci Una lunga carriera politica e riconoscimenti bipartisan ma nel suo partito non ebbe sempre vita facile per le sue posizioni riformiste

Giorgio Napolitano,
nato a Napoli il 29 giugno 1925, è il primo
capo dello Stato proveniente dalle file del Pci, dopo una vita di intensa
attività politica e di uomo delle istituzioni. È lui
l'ultimo senatore a vita nominato da Carlo Azeglio Ciampi.
Napolitano fu eletto, giovanissimo, alla Camera,
nel 1953, e da allora
ha passato cinquant'anni nelle istituzioni fino a diventare presidente
della Camera nel 1992 e ad assumere, nel 1996, la responsabilità del
ministero dell'Interno nel governo Prodi. Un dirigente dell'ex Pci
al Viminale era una novità assoluta, impensabile ai tempi della
Prima Repubblica, ma non suscitò alcun scalpore, tanto quel
nome era stimato anche dagli avversari. Non ebbe vita facile nel Pci
per aver sempre assunto posizioni esplicitamente riformiste. Per lui
fu coniato anche un neologismo, non proprio lusinghiero: «migliorista».
Allievo di Giorgio Amendola, Napolitano è diventato, dopo la morte del suo maestro, il leader della corrente che puntava al dialogo con il Psi, per superare la frattura a sinistra, e ricercava alleanze con le grandi socialdemocrazie europee per rompere l' isolamento del più grande partito della sinistra.
Si è sempre più caratterizzato come il ministro degli Esteri di Botteghe Oscure, ricoprendo prima la carica di responsabile del settore internazionale del Pci e poi quella di ministro degli Esteri nel «governo ombra» ideato da Occhetto. Fu anche il primo dirigente comunista invitato negli Stati Uniti dove i circoli democratici mostrarono un certo interesse. Napolitano non poteva non essere uno dei più convinti sostenitori della svolta della «Bolognina», provocata dal crollo del muro di Berlino. Dopo la nascita del Pds ha lavorato con successo per un ingresso del nuovo partito nel Pse, e ha portato avanti l'idea di creare in Italia un grande partito socialista. Per questo non ha esitato a ricercare il dialogo con il Psi di Bettino Craxi anche nella fase di più acuta conflittualità tra Enrico Berlinguer e il leader socialista mantenendo un filo del dialogo.
Napolitano, peraltro, ha occupato la presidenza della Camera dal 1992 al 1994 con riconosciuto equilibrio, in anni burrascosi quando le inchieste di Tangentopoli terremotarono il mondo politico. Negli ultimi anni sono arrivati i riconoscimenti di tutto il suo partito per una vita spesa a battersi per il riformismo, accrescendo intanto la fama di uomo delle istituzioni per l'incarico alla Camera, al Viminale e, dal 1999 al 2004, di presidente della commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo. È stato Piero Fassino, che aveva accompagnato Napolitano a trattare con Willy Brandt l'ingresso del Pds nell'Internazionale socialista, a ringraziare «Re Umberto» il migliorista per quanto ha fatto per la sinistra italiana in cinquant'anni di impegno.
A Montecitorio Pier Ferdinando Casini ha organizzato una festa in
suo onore alla presenza anche del Capo dello Stato e lo ha nominato
presidente della neonata Fondazione della Camera. Una cerimonia che
lo ha commosso, mettendo a dura prova il suo tradizionale aplomb un
pò aristocratico. Ma Napolitano, pur avendo chiuso con la politica
attiva dal febbraio 2004, quando non si è più ricandidato
al Parlamento europeo, non ha smesso di far sentire la sua voce critica
e il 15 luglio scorso al Consiglio Nazionale dei Ds ha firmato, insieme
a Fabio Mussi e Cesare Salvi, un ordine del giorno in cui si invitava
il partito a vigilare sulla moralità in politica criticando
gli orientamenti di alcune regioni governate dal centrosinistra a moltiplicare
gli incarichi. Quell'ordine del giorno unitario, mentre infuriava la
polemica su Unipol, ha fatto molto rumore e l'anziano leader ha dimostrato
di non sentirsi in pensione.
10 maggio 2006
Fonte articolo: corriere.it
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