L'atto d'amore è concluso: i due partner sono sdraiati sul letto
ancora ansimanti e con una strana sensazione di pieno e di vuoto
al tempo stesso, di spossatezza soddisfatta, di desiderio appagato, di benessere caldo e sereno. Sarebbe tutto perfetto, se non ci fos-
sero i pensieri. Quelli che durante l'atto d'amore erano uno, ora sono tornati a essere due, e quindi anche i pensieri, che prima si fondevano in un crescendo di eccitazione, volti all'unisono unicamente a cercare e a dare il piacere, ora si staccano, tornano a essere singoli, individuali, i due componenti, la coppia riprende a rimuginare cose diverse. È questo uno dei momenti più belli e più tragici dell'amore, un momento che fa paura a molti, ma soprattutto a moIte donne. Ho usato l'aggettivo tragico non a caso. Per moltissime donne, infatti, questo è il momento della verità, quello in cui "lui", sfogato il suo desiderio irruente e animalesco, deve dimostrare che il suo desiderio per lei è fatto anche di dolci preoccupazioni e di tenera passione, oppure se l'ha usata, strumentalizzata, cosa che attualmente viene vissuta come terribi-
le dal "gentil sesso", o per lo meno da quella parte di esso che non accetta più di essere considerata esclusivamente uno strumento di piacere dell'uomo. Quest'ultimo lo sa, se ne accorge, si sente esaminato, il più delle volte fraintende il tutto e viene assalito dalla fantasia' di non essere stato all'altezza deI compito e magari messo a confronto con altri partner: sen-z'altro ha fatto una pessima figura! Lei lo guarda, lo stuzzica ancora, cerca delle carezze rassicuranti, e lui pensa: "Ecco, non l'ho soddisfatta!". Gli scatta un meccanismo depressivo, e con esso l'innumerevole gamma di comportamenti difensivi, il più delle volte inadeguati, tipici di questazcircocostanza. Il più becero è girarsi dall'altra parte e mettersi a russare, il più insicuro, uscirsene con un "ti è piaciuto, cara?", il più maldestro,
fonchiare "è stato meraviglioso, divino, fantastico", e simili (non è stato affatto, e la donna lo sa benissimo); o il più "teutonico", alzarsi velocemente e correre in bagno a lavarsi (veramente atroce, in questi tempi di AIDS); il più mellifluo, accendersi una sigaretta e guardare le volute di fumo con un'aria trasognata e vagamente ebete; il più misogino, arraffare l'orologio sul comodino e trasalire con un "mio Dio, com'è tardi!" .Credo che una notevolissima parte dei lettori maschi si riconoscerà in uno di questi ritrattini ironici. .Molti pazienti mi hanno rivelato in psicoterapia che uno dei motivi che Ii induce a frequentare con una certa regolarità delle prostitute è questo: il fatto che il rapporto sia regolato a priori dal denaro, Ii libera dall'angoscia deI commiato. Ma perché succede cio? Perché il momento dello stacco è cosi foriero di gelosia e di imbarazzo? Questo attimo, quello che con una bruttissima espressione tecnica si definisce "risoluzione deI rapporto",come accennavo prima, è sempre una piccola lotta, una perdita di una situazione piacevole e come tale, viene vissuto sempre in maniera depressiva, anche quando non vi sono sensi di colpa reali, giustificabili cioè da situazioni affettive sovente spiacevoIi o colpevolizzanti, e raccolte al di fuori di una tradizione teorica come la nostra attuale, che ha sempre teso e che per molti versi tende tuttora a colpevolizzare il sesso. Gli antichi romani dicevano "ogni animale, post coitum triste", per caratterizzare questa situazione, intendendo che la fine deI rapporto porta inevitabilmente con sé un sentimento di perdita di energia, di quella carica che prima aveva spinto, aveva mosso l'individuo a cercare, ad agire. Platone affermava che l'amore è figlio della mancanza e deI desiderio, le due forze primordiali che inducono l'uomo e la donna all'azione. La sua realizzazione porta all'orgasmo, che non a caso i francesi chiamano "piccola morte", e quindi all'inattività, all'inerzia, alla cessazione, in qualche modo, della spinta vitale. Cio viene avvertito, sia pure il più delle volte a livello inconscio, dai due partner, i quali finiscono per paventare questo momento e per cautelarsi con una serie di comportamenti che possono risultare goffi e inadeguati, come si è visto a proposito di quelli maschili, o eccessivamente caricati di angosce mal riposte o superflue, come nel caso di numerosissime donne. Lo psicologo sa benissimo che consigliare una maggiore "naturalezza" o "spontaneità" nel comportamento, come verrebbe istintivo fare, è il più delle volte inutile e spesso controproducente perché finisce per colpevolizzare ulteriormente la coppia. È solo con una maggiore sicurezza personale e reciproca (e in questo senso, se è il caso, possono essere aiutati) che i membri della coppia raggiungono quella confidenza e quella scioltezza che permette loro di concludere l'atto sessuale senza imbarazzi. Tuttavia, per concludere, un suggerimento è bene darlo. Quello deI "dopo" è per le donne, come si è visto, un momento particolarmente difficile e delicato. Non dovrebbe costare troppo ai signori maschi prolungare per un po' le carezze, le tenerezze e le attenzioni. Si otterranno cosi due scopi: addolcire simpaticamente la fine deI rapporto, ed evitare successivi "musi" e malumori apparentemente immotivati, in realtà giustificatissimi.
La redazione di megghy.com
|