
Coprire i propri genitali in pubblico è usanza comune tanto all'uomo quanto alla donna anche tra quasi tutti i popoli cosiddetti "primitivi". Ma cio non dimostra che il senso del pudore sia innato e universale: esso appare, piuttosto, una acquisizione che l'essere umano trae, in varia misura, dal proprio ambiente socioculturale. Il tabù del nudo è stato fortemente accentuato dalla morale giudaico-cristiana, suscitando movimenti di reazione come quello, tipico, degli Adamiti, già vivo nel II e III secolo dopo Cristo: per simboleggiare lo stato di primitiva innocenza di Adamo ed Eva, essi partecipavano ignudi alle cerimonie religiose. Sette cristiane dello stesso genere apparvero in Europa nel XIV secolo (tra i Valdesi), net XVI secolo (fra gli Anabattisti) nel XIX secolo in Austria e in Russia. Ma si trattà di movimenti molto limitati, duramente combattuti dai poteri religiosi e da quelli laici. Oggi, invece, la reazione al tabù del nudo è diventata un fenomeno di massa che esplode ogni estate sulle spiagge. Il nudismo vera e proprio, ossia quelllo integrale e praticato all'aperto, è invece un fenomeno relativamente limitato ma molto interessante e significativo.
Vediamo perché. La matrice del nudismo è il naturismo, un movimento nato verso la metà del secolo scorso non come setta religiosa né come esaltazione della nudità o della libertà sessuale, ma come reazione agli eccessi della "civiltà" industriale che danneggiano il corpo e la mente dell'uomo, oltre che l'ambiente naturale. Infatti l'idea naturista ebbe i suoi centri più attivi di diffusione nelle regioni maggiormente industrializzate della Germania, della Francia e dell'Inghilterra.
I pionieri del naturismo furono, in sostanza, degli igienisti che sostenevano la necessità di sfuggire alla vita malsana delle città e delle fabbriche con un periodico ritormo alla natura, a una esistenza quieta, più libera ed estremamente semplice: vivere il più possibile all'aperto, prendere il sole, tuffarsi nel verde e nell'acqua, mangiare frugalmente, confondersi con la natura per vivere in armonia con essa. Si puo quindi dire che i naturisti, opponendosi all'inquinamento industriale e alle sue conseguenze, furono i precursori dell' ecologia.
La pratica del nudismo venne dopo, come conseguenza coerente dell'igienismo, della difesa della salute fisica e mentale che sta alla base dell'idea naturista. Quindi il nudismo è solo un aspetto, solo una delle manifestazioni, anche se la più appariscente, del naturismo. Ne consegue che fare del nudismo fine a se stesso non significa praticare del naturismo, se non ci si spoglia anche mentalmente di artificiose abitudini del vivere e del pensare, se non ci si libera della filosofia consumistica dell'avere e del sembrare pet col tivare la filosofia dell'essere: questo sostengono i naturisti. I naturisti mettono in rilievo che la nudità in sé non provoca eccitazione sessuale, ma che diventa erotizzante solo se proibita o tenuta nascosta e che l'abbigliamento, specie se ridotto, è uno strumento di provocazione erotica.
Sarebbe assurdo, dicono ancora i naturisti, rifiutare gli abiti per principio: Indossarli quando è necessario, ma non è sano portarli se non servono, per esempio quando si compiono esercizi di cultura fisica all'aria aperta, oppure in occasione di bagni in piscina o in mare. Pochi ambienti, infatti, sono più casti di un campo tradizionale per nudisti naturisti; e tale atmosfera è accentuata dalla presenza di intere famiglie con bambini o adolescenti. Il naturismo ortodosso, che richiede ai suoi aderenti semplicità di vita, rispetto reciproco, riservatezza e castità di modo, non è quindi fatto per il turista esuberante che frequenta le località marine, perché gli impone una seria disciplina, un salto di civiltà molto dura.
La redazione di megghy.com
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